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Cyber cinema
 
a cura di Viviana Mazza
e Roberto Pavanello
 
Online da New York
Cinema a ruota libera: il festival della bici
 
24 novembre 2004
di Viviana Mazza
 
Il Bicycle Film Festival andava piuttosto bene, a sentire Brendt Barbur, trentatreenne di origini italiane che l’ha fondato a New York e a San Francisco un paio d’anni fa, per celebrare le rappresentazioni filmiche della bici. Dalla scorsa estate, però, quando alcune centinaia di giovani ciclisti di Critical Mass sono stati arrestati a New York durante le proteste contro la convenzione repubblicana, la bici ha acquisito agli occhi di molti più giovani quel valore di simbolo di libertà, cultura ambientalista, e anti-convenzionalità che ha sempre avuto per i patiti di Critical Mass. Così il piccolo festival di Brendt Barbur, il cui quartier generale è il suo appartamento monovano nel West Village di New York, promette di crescere. E dopo aver fatto il pienone a ottobre a San Francisco, il “direttore” sta adesso preparando l’edizione newyorkese del festival (maggio 12-15) e una nuova edizione a Los Angeles (giugno 17-18). E progetta già di portarlo a Londra e Tokyo.

Tutti i film del festival hanno la bici come protagonista assoluta, ma l’approccio varia. Per esempio,
Lucas Brunelle riprende i ciclisti tramite webcamere montate su un buffo casco, mentre partecipa alle corse lui stesso. Qualche esempio: Drag Race New York City; Rumble Through The Bronx; San Francisco. Unico problema: questi video non saranno un pochino ripetitivi? Se lo dici a Brendt, lui risponde che ci sono pochissime persone capaci di guidare una bici così, nel bel mezzo del traffico. Comunque sia, i video durano cinque minuti ciascuno, e la colonna sonora si serve di pezzi come “Welcome To the Jungle” dei Guns ‘n’ Roses e di sirene della polizia vere o immaginarie per animare il tutto.

All’ultimo festival poi, hanno contribuito pure i Neistat Brothers con
Bike Thief (4 minuti). Van e Casey Neistat, nati in Connecticut, senza nessuna istruzione in campo cinematografico ma dotati di talento e spirito decisamente battagliero, si sono trasferiti a New York (l’uno sei anni fa e l’altro tre anni fa) per sfondare come registi. E hanno girato in tutto 127 film, quasi tutti non legati alle bici, e diversi interessanti. Di recente hanno cominciando ad attirare l’attenzione di alcune riviste (soprattutto di moda) e giornali neworkesi. Comunque, “Bike Thief” è un film decisamente “ciclico” – e lo sa chiunque possieda una bici a New York. Infatti, nel giugno del 2001, appena trasferitosi a New York, Casey ha visto la sua bici sparire, rubata davanti al suo appartamento nell’East Village. In totale, i due Neistat si sono visti rubare bici e pezzi di bici per un totale di 1800 dollari, provando vanamente a incatenare il mezzo con le tecniche più sicure. E così questo loro film, girato lo scorso marzo, è uno studio dalla prospettiva del ladro, per vedere quanto è difficile rubare una bici a New York.

L’ultima edizione del festival è stata pure preceduta da una particolare parata di una cinquantina di ciclisti che pedalavano indossando grosse sacche bianche di nylon che si gonfiano al vento. L’inventrice della cosiddetta
Aeolian ride è Jessica Findley e anche lei ha girato un corto presentato all’ultimo Bycicle Film Festival.

Per partecipare alla prossima edizione basta mandare il proprio film a Brendt Barbur (
brendt@bicyclefilmfestival.com), entro il 18 febbraio.
P.S.: Brendt dice che una scena di inseguimento in bicicletta in un thriller non basta a classificarlo. Deve trattarsi di una autentica celebrazione dell’amato mezzo a due ruote.

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