Il
Bicycle
Film Festival
andava piuttosto bene, a sentire Brendt Barbur, trentatreenne di
origini italiane che l’ha fondato a New York e a San Francisco un
paio d’anni fa, per celebrare le rappresentazioni filmiche della
bici. Dalla scorsa estate, però, quando alcune centinaia di giovani
ciclisti di Critical Mass sono stati arrestati a New York durante le
proteste contro la convenzione repubblicana, la bici ha acquisito
agli occhi di molti più giovani quel valore di simbolo di libertà,
cultura ambientalista, e anti-convenzionalità che ha sempre avuto
per i patiti di Critical Mass. Così il piccolo festival di Brendt
Barbur, il cui quartier generale è il suo appartamento monovano nel
West Village di New York, promette di crescere. E dopo aver fatto il
pienone a ottobre a San Francisco, il “direttore” sta adesso
preparando l’edizione newyorkese del festival (maggio 12-15) e una
nuova edizione a Los Angeles (giugno 17-18). E progetta già di
portarlo a Londra e Tokyo.
Tutti
i film del festival hanno la bici come protagonista assoluta, ma
l’approccio varia. Per esempio,
Lucas
Brunelle
riprende i ciclisti tramite webcamere montate su un buffo casco,
mentre partecipa alle corse lui stesso. Qualche esempio:
Drag Race
New York City;
Rumble
Through The Bronx;
San
Francisco.
Unico problema: questi video non saranno un pochino ripetitivi? Se
lo dici a Brendt, lui risponde che ci sono pochissime persone capaci
di guidare una bici così, nel bel mezzo del traffico. Comunque sia,
i video durano cinque minuti ciascuno, e la colonna sonora si serve
di pezzi come “Welcome To the Jungle” dei Guns ‘n’ Roses e di sirene
della polizia vere o immaginarie per animare il tutto.
All’ultimo
festival poi, hanno contribuito pure i Neistat Brothers con
Bike
Thief
(4 minuti). Van e Casey Neistat, nati in Connecticut, senza nessuna
istruzione in campo cinematografico ma dotati di talento e spirito
decisamente battagliero, si sono trasferiti a New York (l’uno sei
anni fa e l’altro tre anni fa) per sfondare come registi. E hanno
girato in tutto
127 film,
quasi tutti non legati alle bici, e diversi interessanti. Di recente
hanno cominciando ad attirare l’attenzione di alcune riviste (soprattutto
di moda) e giornali neworkesi. Comunque, “Bike Thief” è un film
decisamente “ciclico” – e lo sa chiunque possieda una bici a New
York. Infatti, nel giugno del 2001, appena trasferitosi a New York,
Casey ha visto la sua bici sparire, rubata davanti al suo
appartamento nell’East Village. In totale, i due Neistat si sono
visti rubare bici e pezzi di bici per un totale di 1800 dollari,
provando vanamente a incatenare il mezzo con le tecniche più sicure.
E così questo loro film, girato lo scorso marzo, è uno studio dalla
prospettiva del ladro, per vedere quanto è difficile rubare una bici
a New York.
L’ultima
edizione del festival è stata pure preceduta da una particolare
parata di una cinquantina di ciclisti che pedalavano indossando
grosse sacche bianche di nylon che si gonfiano al vento.
L’inventrice della cosiddetta
Aeolian
ride
è Jessica Findley e anche lei ha girato un
corto
presentato all’ultimo Bycicle Film Festival.
Per partecipare alla prossima edizione basta mandare il proprio film
a Brendt Barbur (brendt@bicyclefilmfestival.com),
entro il 18 febbraio.
P.S.: Brendt dice che una scena di inseguimento in bicicletta in un
thriller non basta a classificarlo. Deve trattarsi di una autentica
celebrazione dell’amato mezzo a due ruote.
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